Alla luce dell'inchiesta di Panorama e in riferimento ad altri scandali che hanno colpito la Chiesa...è il momento di porre una domanda: che senso ha una doppia vita?
Pubblicato il 23.luglio.2010 | Commenti (12)
I commenti dei lettori
Luisa
26-07-2010 12:52:18
Speriamo che la Chiesa ne esca vincitrice...altrimenti la vedo dura...
Francesco
26-07-2010 12:52:52
Eliminare le mele marce subito...basta nascondere e coprire i colpevoli...
Giulio
26-07-2010 12:54:27
speriamo finiscano presto questi attacchi...non meritiamo tutto ciò...
Marco
26-07-2010 12:55:49
In laicità è inconcepibile una doppia vita, figuriamoci in sacerdozio...
Maria Caruso
27-07-2010 10:55:09
Penso che una delle cose più difficili sia ammettere i cambiamenti nel modo di percepire la persona e la dignità delle relazioni umane nell'accezione culturale moderna. La "doppia vita" è forse una conseguenza della chiusura mentale verso il matrimonio per i sacerdoti. Senza nulla togliere alla scelta del celibato, non condivido l'opinione che il matrimonio diminuisca, sporchi, o impedisca in alcun modo il sacerdozio. I problemi per cui storicamente si è negata la possibilità di una vita di coppia ai sacerdoti sono di altra natura, credo, prettamente economica. Che poi si tenda a mascherare con ideologie questi problemi, è un altro discorso. Penso che la dignità dell'umanità soffra nei sacerdoti nel momento in cui gli si impone di annullare la sessualità, che è parte fondamentale dell'essere umano. Una sessualità repressa, distorta, sbagliata, nuoce a tutti - forse è ora di rivedere alcune convinzini culturali che di teologico hanno ben poco, che non sono dogmatiche, ma sono state considerate tali per falsa pietà, bigottismo e intolleranza. Una grande vittoria della Chiesa sarebbe ammettere la normalità e la dignità della sessualità, e soprattutto del matrimonio, lasciando la facoltà per chi vuole di vivere il celibato. In questo, dovremmo prendere esempio dagli Ortodossi e dai Protestanti.
Maria
teresa
27-07-2010 12:48:36
"La "doppia vita" è forse una conseguenza della chiusura mentale verso il matrimonio per i sacerdoti. Senza nulla togliere alla scelta del celibato, non condivido l'opinione che il matrimonio diminuisca, sporchi, o impedisca in alcun modo il sacerdozio"
intanto non vedo il nesso tra doppia vita e opportunità di riconsiderare il celibato sacerdotale... è semplicemente un problema di fedeltà e chi non riesce, o meglio, non trova le motivazioni per tener fede a ciò che ha scelto e, si presume, crede profondamente non penso si comporterebbe diversamente in altra situazione.
"Penso che la dignità dell'umanità soffra nei sacerdoti nel momento in cui gli si impone di annullare la sessualità, che è parte fondamentale dell'essere umano. Una sessualità repressa, distorta, sbagliata, nuoce a tutti "
nel sacerdote non viene imposto nessun annullamento ma solo sublimazione, se la sessualità è vista come repressa, distorta, sbagliata forse si dovrebbero cercare le cause nella formazione dei seminaristi, forse si dovrebbe pensare ad altre figure che aiutino questi giovani nel discernimento della propria vocazione.
La cosa che mi sconcerta è il fatto che questi sacerdoti siano tutti giovani, una volta le scelte che si facevano erano radicali e, se non altro per orgoglio, si lottava, si era disposti a qualunque sacrificio per tener fede alle proprie scelte... oggi forse è un problema sociale ma si vedono troppo spesso giovani affrontare tutto con non poco pressapochismo... tutto si può mutare (e se non si può mi credo una doppia vita di modo che non mi faccio mancare nulla)
assunta
27-07-2010 14:57:58
mi domando in quale senso è doppia vita?|io da quello che ho letto me è parso un tristissimo problema di schiavitù del sesso.io so cos'è perchè lo vissuto anch'io e non si può sempre risolvere con il matrimonio.io non potendomi sposare essendo disabile forse non nè sarei uscita mai ,ma per Sua volontà ho affrontato un cammino che mi ha fatto scoprire la dignità di essere una creatura di Dio.il mio corpo è la sua casa dal momento che ricevo la S,Comunione e quindi di seguito ho usato l'arma della preghiera.da questa mia sofferta esperienza deduco che nella formazione del sacerdote è necessario parlare senza vegogna di sessualità come parte della nostra sfera di sensibilità ma sensa esserne schiavi per meglio dire il sesso non la cosa più importante dell'essre persona . mi scuso della lunghezza e ringrazio per l'attenzione. Assunta
martine
28-07-2010 15:03:47
il sacerdozio non deve diventare un mestiere (volto l'angolo e faccio come mi pare!) ma rimanere una scelta in risposta ad una chiamata interiore, ma se la forza riproduttiva prende il sopravvento, e diventa difficile seguire la voce, si deve avere il coraggio di andarsene prima di fare e di farsi del male, visto che forze male incanalate possono degenerare in perversioni . Il matrimonio non risolve i problemi legati alla sessualità, non è la panacea miracolosa ,cosi come la fedeltà non è un valore naturale ma una scelta, ed ogni scelta ha la sua parte di sacrificio ! La chiesa dovrebbe sostenere di più, i suoi sacerdoti , con aiuti psicologici, senza ipocrisia o pressioni che portano a nascondere i problemi che l'essere ed il vivere porta solo cosi può svolgere il suo "essere guida"
Umiltà e coraggio ... siamo umani... auguri martine
Maria Caruso
28-07-2010 21:11:55
Certamente l'argomento proposto dal blog ha suscitato molte "voci", e questo è positivo.
Rispondendo a "Teresa", che parla di una sorta di "educazione alla sublimazione", sento di dire onestamente che questa è una forzatura in cui personalmente non credo. La sublimazione è un palliativo pericoloso, e crea una visione illusoria della realtà. Chiamiamo le cose con il loro giusto nome.
Non penso che sia giusto neanche di parlare, forse con rimpianto (" una volta le scelte che si facevano erano radicali e, se non altro per orgoglio, si lottava, si era disposti a qualunque sacrificio per tener fede alle proprie scelte", cito sempre Teresa) di lottare contro la verità pura e semplice della natura umana - siamo persone innatamente sessuali, la fisicità è parte del nostro corredo gentico, se vogliamo.
Lottare "per orgoglio", per non dovere ammettere di essere persone normali, è sinotmatico di poca lucidità mentale: è un retaggio di un pensiero dualistico che riporta all'ascetica medioevale, a schemi di pensiero che non fanno parte di una visone contemparanea. "Per orgoglio" si perde la chiara visione della bellissima e infinita piccolezza dell'essere creato, e della grandezza dell'Amore di Dio.
Spiritualmente, non mi attirano nè la sublimazione nè la lotta per orgoglio.
Comunque il mio intervento non vuol essere che un semplice spunto di riflessione, scritto onestamente e da un punto di vista personale, e di cui mi assumo le responsabilità.
Dal momento che l'argomento è davvero attuale, non posso che consigliare la lettura di un pensatore, sacerdote e uomo che ammiro e che ritengo sia esemplare in tanti aspetti del suo pensiero: Padre Teilhard de Chardin.
P.s.: Martine: concordo con la necessità di umiltà e coraggio, e oso aggiungere che c'è necessità di "nudità spirituale", cioè di saper guardare la verità.
Il sacerdozio non è mai "un mestiere" - ma perchè dovrebbe diventarlo nel momento in cui i sacerdoti fossero uomini sposati? Per la necessità di sostenere una famiglia? E di lavorare? Confondiamo la vocazione con il mestiere quando c'è di mezzo la famiglia - è un pensiero che mostra poca stima della famiglia e non affronta il problema di fondo.
Il sacerdozio corre il rischio di essere trattato comunque come "mestiere" mercenario, qualora i sacerdoti dimentichino la propria dignità e vocazione di fronte ad interessi personali - e purtroppo forse ciò a volte accade per motivi molto venali.
Per quanto riguarda il "sostegno psicologico", (giustissimo nella realtà attuale, dal momento che il problema esiste), penso che l'errore a priori sia creare delle condizioni di disagio perchè si continua ad avvallare il pregiudizio nei confronti della sessualità e del matrimonio.
Lo stigma di sentirsi "orrendi peccatori" è di tale portata da rendere necessario l'intervento di sostegno psicologico- rimuoviamo le cause del disagio - la misoginia ed il falso senso di colpa nei confronti del sesso.
L'unica sublimazione che conosco, è la sublime semplicità delle cose concrete - auguro a tutti noi di saper cogliere le cose al di là di devozionalismi, pietismi, condizionamenti culturali, limiti, paure del giudizio altrui - Dio è in continuo prcinto di amare, di comunicare, e penso sia nostro dovere riscoprire la dignità del nostro essere creato attraverso anche quello che sembra "crudezza" e "fango" - e cioè la verità delle nostre esperienze fisiologiche, sensoriali, di pensiero cognitivo e spirituali.
Il sacerdozio, che presuppone un grande amore di Dio, dovrebbe essere la condizione che permette di sperimentare una dimensione più profonda dell'amore sponsale, rappresentato nella poetica del Cantico dei Cantici
Maria
02-08-2010 12:33:55
mi preme precisare alcune mie affermazioni che hanno portato fraintentimenti:
non mi sento sessuofobica, credo profondamente che l'uomo debba essere considerato in tutte le sue componenti compresa la sua sessualità (non l'ha creata mica l'uomo! e poi consideriamo che è proprio il sesso lo strumento attraverso il quale cooperiamo alla creazione)... quindi nulla da demonizzare!
Sublimare è "spostare", dare ragione, incanalare...
La sessualità insita nell'uomo non ci rende animali, l'uomo DEVE essere in grado di dominare gli istinti altrimenti niente ci differenzierebbe dall'animale.
Riguardo alle scelte a cui si tiene fede "per orgoglio" in effetti mi sono espressa male!
quante volte lungo il percorso della nostra vita ci si sente demotivati, stanchi e si affollano mille domande? dove sto andando? ma è questo quello che volevo? chiamiamole tentazioni, due sono le strade o soccombo o testardamente, dando ragione alle mie scelte, proseguo il percorso... detta così sembrerebbe facile ma il superamento del momento è frutto di preghiera, deserto, richiesta di aiuto, consapevolezza della nostra impotenza, affidamento...
teresa
02-08-2010 12:38:55
ho appena mandato un commento dimenticando di inserire nome e Email richiesta...
scusate!
Massimo
13-08-2010 10:50:02
quanto è bello sforzarsi di essere autentici cristiani! Temo si cerchino surrogati o una fede ad immagine e somiglianza propria. I testimoni della santità sono e saranno solo quanti rimangono fedeli al Vangelo ed alla Madre chiesa. Chi cerca altri regni è libero di farlo...l'imitazione di Cristo è fondata sul dare la vita per amore non per egoismo. Liberi e non schiavi. Nessuno obbliga alla vita sacerdotale,la vera vocazione è nella castità. il sacerdote semmai, ha bisogno di ritrovare una famiglia(come una prima comunità cristiana) dove si vive la fraternità reciproca, lì vive Gesù in mezzo...Quanto è bella la regola di Francesco!
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