Venticinque anni fa Andy Warhol si presentò di fronte alla platea in smoking del Lincoln Center di New York, per colorare al computer uno dei suoi celebri ritratti multipli, in quel caso della cantante dei Blondie, Debbie Harry. Era il 23 luglio del 1985, e la vera star della serata non era il geniale artista pop, ma la piattaforma informatica che fu presentata al mondo con il nome di Amiga. E' passato un quarto di secolo dall'evento al Vivian Beaumomont Theater, ma c'è ancora chi ricorda con appassionata nostalgia quella che fu accolta come la terza pietra miliare nella storia dei pc, dopo l'Apple II e l'IBM PC. Esistono oggetti destinati a diventare di culto, anche se non hanno raccolto tutto quanto avrebbero forse meritato sul mercato, ed è così anche fra i personal computer, in particolare tra quelli che sono stati pionieri dell'era digitale in cui ci troviamo immersi oggi.
L'Amiga sembrava essere la perfetta fusione delle due scuole di pensiero che si fronteggiavano sul mercato: era IBM compatibile, ma con un'interfaccia grafica che ammiccava al sistema Mac, grazie anche ai colori e al suono stereo, nonché a una caratteristica oggi conosciuta come multitasking. Dettagli che non mancarono di affascinare il pubblico e convinsero gli operatori televisivi e cinematografici ad adottarlo immediatamente per le sue doti multimediali all'avanguardia . Furono milioni i modelli di Amiga venduti (nelle varie evoluzioni dall'Amiga 1000 all'ultimo Amiga 4000), e intorno a questa macchina si creò una comunità di appassionati esattamente come accade oggi per le macchine Apple o per il sistema operativo Linux. Una vera e propria lobby che chiedeva a gran voce alle software house di supportare la nuova macchina e bacchettava le riviste specializzate che snobbavano l'Amiga.
Per l'Amiga furono sviluppati alcuni dei software migliori di tutti i tempi: il programma grafico Deluxe Paint, il professionale Video Toaster, che rivoluzionò la produzione televisiva dell'epoca, e Sculpt 3D, pioniere della modellazione tridimensionale su personal computer. Tutto questo, tuttavia, non bastò, anche perché qualche difetto la piattaforma l'aveva. Proprio un multitasking non del tutto maturo finiva per generare troppi errori nella memoria del pc.
Nel 1994 la Commodore, la società che aveva prodotto, in successione, il VIC-20, il Commodore 64 e, appunto, l'Amiga, fece bancarotta. Ma quella non fu la fine della piattaforma informatica, a testimonianza del valore di quel prodotto. Passò dalle mani di più società che ne proseguirono lo sviluppo e oggi si può dire che l'Amiga è ancora sul mercato, nelle mani di un'azienda omonima, l'Amiga Inc. Destinato a un mercato di nicchia, non smette di fare sognare i suoi fan più fedeli, che hanno conservato in qualche cantina o box il loro Amiga 1000, e con esso l'ambizione di vedere la loro piattaforma preferita tornare a contrapporsi a Microsoft, IBM e Apple. (La Stampa)
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