Che la realtà della guerra in Afghanistan fosse più complicata di quanto lasciassero trasparire le autorità militari era fuor di dubbio, ma i circa 90mila documenti e rapporti delle forze Nato pubblicati dal sito Wikileaks gettano una luce impietosa sull’andamento e il successo delle operazioni. Come riassume efficacemente il quotidiano statunitense The New York Times, i documenti «spiegano con dovizia di particolari perché, dopo aver speso 300 miliardi di dollari in questa guerra, i talebani sono più forti ora che in qualsiasi altro momento dal 2001».
In particolare, viene affrontata la questione relativa alle vittime civili afgane: i rapporti - in massima parte provenienti dall’ambasciata statunitense a Kabul - parlano di almeno 195 vittime, un numero probabilmente inferiore al dato reale: la maggior parte delle vittime è dovuta al nervosismo dei militari in servizio ai posti di blocco, ma non mancano casi come quello di un sordomuto abbattuto mentre cercava di fuggire da un pattuglia che gli aveva intimato l’alt. Forse non a caso il presidente afghano Hamid Karzai ha scelto la giornata di oggi per denunciare un bombardamento della Nato avvenuto venerdì scorso nella provincia meridionale dell’Helmand e nel quale sarebbero morti 52 civili, un’operazione di cui l’Alleanza non ha ancora dato alcuna conferma ufficiale.
Sono 92 mila i documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan dal gennaio 2004 al dicembre 2009 che sono stati pubblicati dal New York Times, dal britannico Guardian e dal tedesco Spiegel in collaborazione con il sito Wikileaks (che lunedì mattina non era accessibile a causa del gran numero di contatti). Dalle carte emerge che «il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani».
Dai file riservati emerge tra l'altro che «l'intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi» e «faceva il doppio gioco»; «per la prima volta» è emerso che «i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato» come gli Stinger che Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden «per combattere contro i sovietici negli anni Ottanta»; dall'arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa «usano molti più droni automatici malgrado le loro prestazioni siano meno notevoli di quanto ufficialmente riferito. Alcuni si sono schiantati al suolo o si sono scontrati in volo, costringendo le truppe americane a intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero a impadronirsi dell'armamento e (della tecnologia) dei droni»; «La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan» e «dal 2001 al 2008 ha finanziato l'intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale». Secondo il Guardian i documenti rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani e «danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan».
La Casa Bianca ha «fortemente condannato» la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l'azione di Wikileaks mette a repentaglio «le vite sia di americani, sia dei nostri alleati, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale Wikileaks - ha aggiunto Jones - non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Proprio per la grave situazione che si era creata nel corso degli anni, il presidente Obama ha annunciato la nuova strategia, basata su un sostanziale incremento di risorse in Afghanistan». Jones ha sottolineato poi il rapporto di forte alleanza che esiste tra Usa e Pakistan: «Gli Stati Uniti restano a sostegno del popolo pachistano e dello sforzo del Pakistan focalizzato a sradicare i gruppi estremisti violenti». Anche l'ambasciatore pakistano negli Stati Uniti, Husain Haqqani, ha definito «irresponsabile» la pubblicazione di documenti riservati. (Corriere)
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