10 settembre 2010
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Articolo
01-07-2010
 
Qualcuno mi aiuti!
Redazione online



Salve, mi chiamo Marina,
vorrei implorare il Vostro intervento a favore di mio fratello Marcello. Dopo iniziali fastidi agli arti inferiori accusati dal 14 agosto scorso, e le prime analisi diagnostiche, dal giorno 29 agosto, data del suo ricovero presso il Policlinico Agostino Gemelli, la situazione è precipitata tanto da renderlo, nel giro di pochi giorni, completamente immobilizzato dall'addome in giù, lasciandolo con la percezione del proprio corpo limitata al tronco e agli arti superiori. In questi ormai oltre nove mesi di degenza (attualmente è ricoverato presso il Campus Biomedico di Trigoria), un vero e proprio calvario sia fisico che psicologico, Marcello ha sempre avuto fede in Gesù e fiducia nel Suo intervento, più ancora da quando ha avuto modo di conoscere il Frate Francescano Carismatico Padre Ludovico Fazzone. Nonostante la prova durissima Marcello ha sempre cercato di contrastare i sentimenti negativi suscitati dal Maligno, rimanendo tuttavia talvolta abbattuto da questi “attacchi esterni". Come cornice alla situazione, già di per se dolorosissima, vi è la circostanza dello stato di salute dei nostri genitori, mamma malata di Alzheimer e papà con enfisema cronico e malanni connessi, che ha impedito fosse loro comunicato lo stato di salute di Marcello, che finge di essere in trasferta per motivi di lavoro. Sarà mia cura aggiornarvi sugli sviluppi della malattia di Marcello, sperando di poter gioire insieme per la sua guarigione.
Con sentita riconoscenza.
Marina


Carissima Marina, mi ha commosso il tuo calvario sia fisico che psicologico nello stare accanto a tuo fratello. Volentieri pubblico la tua lettera perché porto con me la convinzione che l’atteggiamento migliore per affrontare il dolore è sapergli dare un significato profondo. Legato alla croce di Gesù e alla speranza che tu annoti con una frase semplice e ricca “sperando di poter gioire insieme per la sua guarigione”. Ti dono volentieri le parole di Francesco che sono per ciascuno di noi orientamento e forza nei momenti difficili. "Richiamava spesso alla memoria e diceva poi ai fratelli il versetto davidico: «L'anima mia ricusa di essere consolata». E questo, come diceva spesso ai fratelli, perché sentiva di dover essere forma ed esempio per tutti i fratelli. Perciò, nelle sue infermità, voleva fare a meno non solo delle medicine, ma anche dei cibi necessari. Per rimanere fedele a questo principio, quando gli sembrava di stare bene - anche se era sempre debole e malaticcio - come pure durante le sue infermità, era duro col suo corpo".
Un caro saluto di pace e bene.
p. Enzo

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