6 settembre 2010
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Articolo
02-07-2010
 
Segni di vita
Redazione online



Gentilissimo P. Enzo,

scrivo dopo aver letto l’articolo “Il diritto a nascere di un bambino difettoso” sul numero di giugno di p. Gianfranco Grieco. Ciò che è successo a me è diverso da quanto raccontato nell’articolo, però mi ha dato lo spunto per raccontarle la mia esperienza [...]. Il medico mi aveva tranquillizzato e dopo due giorni andai da sola a fare l’altra ecografi a. In ospedale trovai una equipe di medici, cosa che mi insospettì, come mi insospettii quando l’ecografi sta di due giorni prima mi diede una pacca sulla spalla un po’ troppo confi denziale. Mi fecero di nuovo una ecografi a e mi confermarono le malformazioni viste due giorni prima e ne riscontrarono di nuove. Non so come feci a sopportare tutto ciò, mi sembrava di essere all’inquisizione, domande su domande, quasi accusatorie, incomprensione per la mia scelta di “tenere” in tutti i casi il bambino [...]. Non le dico la gioia che provai quando mi disse che non si trattava di un ritardo di comunicazione, ma che l’esito era negativo e la bambina non era Down[...]. Ho voluto raccontare la mia storia perché credo che possa essere di aiuto a qualcuno che perde la speranza. La ringrazio per l’attenzione e, sperando di non essere stata esageratamente prolissa, La saluto cordialmente.

Giovanna


Carissima Giovanna,
in questo periodo dinanzi a una cultura di morte stanno emergendo dei bellissimi segni di vita; voglio accostare la tua esperienza a quella del maestro Bocelli: “... le dissero che avrebbe fatto meglio ad abortire. Che era la soluzione migliore, perché il bambino sarebbe venuto al mondo con qualche forma di disabilità. Ma la giovane e coraggiosa sposa decise di non interrompere la gravidanza e il bambino nacque”. E poi: “Quella signora era mia madre, e il bambino ero io”. Oltre a pubblicare la tua lettera sul nostro sito con la risposta più ampia di p. Grieco, ne approfi tto per dirti grazie per il segno di vita che poni a noi e ai nostri lettori e grazie soprattutto perché ci regali una lezione di umanità quando affermi di sentirti “snaturata” di fronte alla cultura di morte. Auguriamo a tutti i nostri lettori, di sentirsi sempre e ovunque “snaturati” dinanzi a ciò che non è vita perché la natura del cristiano è quella della vita.

p.Enzo Fortunato

Gentile signora Giovanna,
grazie per la sua testimonianza. Così si comportano le persone che amano la vita anche nei momenti in cui questa vita può apparire un dramma e un peso. Bisogna credere nella vita, bisogna amare la vita. Il Signore le è stato vicino nei momenti più difficili. Anche se non ci pensiamo Dio è sempre accanto a noi e guida i nostri passi che camminano sulle sue orme.
Mi auguro che questa sua lettera possa essere letta da migliaia di persone e possa confermare nella scelta per la vita quanti possano trovarsi nella sua identica situazione.
Grazie ancora per la sua fede nella vita!
padre Gianfranco Grieco


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